Wednesday, 3 February 2016

Milena Agus, "Mal di pietre"

 – e-book



Letto dal 19 al 29 gennaio 2016.

Il mio voto:


Non avevo mai sentito parlare di Milena Agus quando la mia amica Ema mi ha inviato Mal di pietre. Nonostante questo, ho cominciato a leggerlo subito, non solo perché la recensione di Ema era molto interessante (si può leggere qui, in rumeno J) ma soprattutto perché era in italiano e c’era un po’ che non leggevo niente in questa bellissima lingua et anche perché (lo dico con la vergogna appropriata, figuriamoci) non aveva molte pagine.

Frattempo ho saputo (evviva l’Wikipedia!) che l’autrice è un’esponente del gruppo “Nuova letteratura sarda”, che è insegnante d’italiano e che è diventata nota proprio con Mal di pietre, il suo secondo romanzo dopo Mentre dorme il pescecane.


Devo ammettere che durante la lettura ho avuto dei pensieri contradittori riguardo a questo piccolo libro. A volte mi sembrava intollerabilmente sentimentale, a volte un po’ naïve nel suo patetismo – questa storia di una donna alla ricerca dell’amore assoluto oltre il quale nulla ha senso e il male emotivo di cui si era tradotto in un male fisico – i calcoli renali (per quale motivo, non lo so, forse perché le pietre sono un simbolo della durevolezza, dell’immobilità nel tempo et nello spazio, opposte all’acqua che corre e si dissipa dappertutto, forse perché i reni sono i filtri delle impurità dell’organismo come l’amore il filtro delle emozioni ma ambedue si possono bloccare lasciando il corpo e l’anima indifesi, oppure forse perché il mal di reni è uno dei mali fisici più intesi tutto come l’amore tra i mali psichici):

…nonna lo aveva spogliato e appoggiato delicatamente la gamba di legno ai piedi del letto e baciato e accarezzato a lungo la sua mutilazione. E in cuor suo per la prima volta aveva ringraziato Dio, di averla fatta nascere, di averla tirata fuori dal pozzo, di averle dato un bel seno e dei bei capelli, perfino, anzi soprattutto, i calcoli renali.

Ma ogni volta che cominciavo a pensare che forse non vale la pena continuare la lettura, trovavo qualche immagine bella e delicata, con una forza di suggestione così inaspettata che demoliva rapidamente i miei pregiudizi e contradiceva subito la mia suspicione che quello che leggevo era simili-letteratura:

Io sono nata che mia nonna aveva più di sessant’anni. Mi ricordo che da piccola la trovavo bellissima e stavo sempre incantata a vedere quando si pettinava e si faceva sa crocchia all’antica, con le trecce di capelli che non sono mai diventati bianchi, né radi, e che partivano dalla discriminatura in mezzo per poi essere raccolti in due chignon. Ero orgogliosa quando veniva a prendermi a scuola con quel suo sorriso giovane fra le mamme e i padri degli altri, perché i miei, essendo musicisti, erano sempre in giro per il mondo.

La storia è semplice ed è narrata in un modo molto scorrevole: la nipote dell’eroina principale (l’io narrante), ricostruisce con nostalgia e tenerezza la gioventù di sua nonna dalle storie che quest’ultima gli aveva raccontate spesso durante la sua infanzia. Storie di una cerca quasi fiabesca di un ideale, a un’età in quale voleva l’amore così disperatamente che avrebbe preferito piuttosto morire che vivere senza trovarlo. Storia di un matrimonio forzato con un uomo gentile ma che lei non poteva amare e della rassegnazione di vivere vicino a lui magari una vita tranquilla e confortabile nella soleggiata Sardegna. Infine, storia di un viaggio magico a Civitavecchia per fare le cure termali a causa dei suoi calcoli renali che non solo gli facevano molto male, ma la impedivano ad avere bambini. Ed è lì, in un posto abbastanza brutto e triste, che nonna sembra incontrare finalmente il suo grand’amore, il Reduce, un uomo soffrendo della stessa malattia e con cui può finalmente essere se stessa:

… nonna diceva sempre che la sua vita si divideva in due parti: prima e dopo le cure termali, come se l’acqua che le aveva fatto espellere i calcoli fosse stata miracolosa in tutti i sensi.

Interessante è ugualmente il fatto che, benché le luci della ribalta siano fissate sulla nonna paterna, le sue storie s’intrecciano delicatamente con altre due, sfocate nel fondale: quella della nonna materna e quella della nipote. L’altra nonna della narratrice ha sofferto anche lei di troppo amore, ma la sua tragedia, nata dalla violazione delle convenzioni sociali, è solo suggerita dalla sua immagine priva di allegria che resta nella memoria della nipote:

I primi tempi telefonò quasi ogni giorno e non diceva dov’era. La sorella maggiore, che le aveva fatto da madre perché quella vera era morta di parto alla sua nascita, piangeva e le diceva che il padre ormai si vergognava di uscire per strada e i fratelli minacciavano di andarla a cercare in capo al mondo e di ammazzarla. Non telefonò più. Chiuse per sempre con l’amore, i sogni…

D’altra parte, l’infanzia della narratrice, illuminata dell’immagine della nonna come lo è, non è così serena come appare a una prima vista, perché la bambina pure soffre di una mancanza affettiva rifugiandosi nell’amore della nonna in assenza dell’amore dei genitori:

Mia nonna è stata tutta per me, almeno quanto mio padre tutto per la musica e mia madre tutta per mio padre.

La mia intelligentissima amica Ema mi diceva un giorno fa che se l’amore filiale ha saltato una generazione forse la nipote è stata più fortunata e ha trovato la felicità nell’amore. Può darsi che Ema abbia ragione, a meno che l’idea suggerita dal libro non sia che l’amore resta per sempre elusivo, intangibile e doloroso benché a volte sia confuso con la contentezza domestica.

In ogni caso, questa tripla visione sull’amore come un mal (di cuore, di pietre) trasmesso da una generazione ad altra, insieme a un finale assolutamente geniale, bastano per garantire una lettura pienamente soddisfacente. Per non parlare del ritmo incantevole della narrazione, con le sue inflessioni magiche, come quest’evocazione di Milano, fata da tanti epiteti ed enumerazioni che avrebbe dovuto infastidirci e che invece crea un’immagine fresca e viva:

…Milano era grandissima, altissima, coi palazzi massicci, decorati in modo sontuoso, bellissima, grigia, nebbiosa, tanto traffico, il cielo a pezzetti fra i rami spogli degli alberi, tante luci di negozi, fari di auto, semafori, sferragliare di tram, la gente fitta con le facce nei baveri dei cappotti dentro un’aria di pioggia.



2 comments:

  1. Spre marea mea uimire, am înțeles aproape tot ce ai scris - unele cuvinte din context, desigur, că dac-aș fi înțeles tot din prima ar fi trebuit să mă apuc urgent de lecturi în italiană. :))

    Mă bucur că romanul a picat la țanc, îl găsisem întâmplător și m-am gândit la tine, doar ești singura prietenă care citește în italiană. :D Îmi închipui ce bine a sunat în original! Mă bucur că ți-a plăcut ritmul și sonoritatea scriiturii, pe mine m-a fermecat de-a dreptul, chiar dacă am citit cartea în traducere. Singura chestie care nu prea mi-a plăcut a fost povestea bunicii materne - nu povestea de în sine, care a fost interesantă, ci faptul că semăna un pic prea mult cu celelalte povești nefericite, suprapunându-se și confundându-se de la un punct.

    Foarte bună observația cu răul emoțional care se manifestă prin răul fizic, dar și cu rinichii care filtrează impuritățile din organism. Nu m-am gândit la această paralelă pe care ai făcut-o între rinichi și dragoste! Asta se poate aplica și veteranului (hihi, il Reduce) care suferă de aceeași boală. :)

    Haha, mulțumesc pentru compliment, până acum nimeni nu mi-a mai zis intelligentissima. :)))) Adică în această limbă. Sună flatant, trebuie să recunosc. :))

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    1. Daaa, e usoara si fermecatoare italiana, eu am invatat-o de una singura da' nu-mi pot acorda puncte pentru inteligenta din pricina asta, eforturile intelectuale au fost minime :D :D :D

      Cu bunica materna cred ca aia era si ideea - diverse fatete ale "raului" de care sufera women in love :).

      Multumesc inca o data pentru carte, Ema draga!

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